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mercoledì, maggio 06, 2009
DAL VANGELO SECONDO BRUNO
Allora Silvio scese in Campania, nella città di Napoli, con tutti i suoi discepoli.
Mentre camminava per strada, due ali di folla lo accompagnavano a destra e a sinistra. Un uomo, chiamato Benedetto, cadde ai suoi piedi e urlò: "Maestro!"
Apicella, che era tra i seguaci, istintivamente si rivolse all'uomo, ma questi ripeté di nuovo: "Maestro!" e guardava Silvio e Silvio lo guardava. Così Apicella tornò al suo posto e Silvio parlò e disse:
"Pace a te, buon uomo! Sei forse un mio elettore?"
"Sì, maestro!" rispose l'uomo "Ti voto dal '92."
E benché tutti i presenti sapessero che Silvio fosse sceso in campo solo nel '94, nessuno protestò, giacché nulla è impossibile al Signore, specialmente a Napoli.
"Dimmi, buon uomo: sei forse tu tra quegli Abruzzesi che amano il campeggio?" chiese Silvio.
E l'uomo rispose: "No, maestro!"
Allora Silvio domandò di nuovo: "Sei forse tu un tifoso del Milan stufo di Ancelotti?"
Ma l'uomo ancora una volta rispose: "No maestro!"
"E allora dimmi, che cosa ti affligge?"
"Mia figlia è in una grave depressione: si è rifatta completamente ed è venuta bene, ma per il viso non c'è stato proprio nulla da fare e così non l'hanno presa a nessun casting. Ora piange sola nel suo letto e non vuole più mangiare."
Silvio allora chinò il capo ed era profondamente triste. Poi lo rialzò e disse:
"Io vedo Fede in te, buon uomo, e in verità ti dico che tua figlia è già stata scelta!"
"E come si chiama questo show?"
"Parlamento europeo. E il casting prende il nome di "elezioni""
"Grazie maestro, grazie! Allora mi raccomando...Letizia!"
"Beh, non è stata contentissima per la storia dell'Ici, ma credo se la passi bene..."
"Ma no, intendevo...Letizia!"
"Ah, letizia a te! E tanta gioia anche ai tuoi cari!"
"Ma no, maestro, il mio nome è Letizia e mia figlia si chiama Noemi"
Silvio si rivolse allora ai suoi discepoli e disse: "Chi mi segna questo nome sull'agenda?"
Tutti i discepoli si guardarono tra loro stupefatti, fingendo di cercare un lapis e pentendosi di aver comprato i propri titoli di studio. Ma una giovane, il cui cuore era umile e la mano svelta, segnò tutto su una brochure di banca Mediolanum. Il suo nome era Mara. Poi tutti ripresero il cammino, giacché si avvicinava l'ora dell'aperitivo.
mercoledì, aprile 29, 2009
Il sole è durato solo una mattinata. Forse era meglio starmene a Roma, dove ho scritto questo
ROMA. PRIMAVERA.
Roma.
La primavera ti si insinua dentro
e ti fa starnutire.
Ti cade sulla testa
e ti bagna, inaspettatamente.
Roma.
la primavera sale pedalando
facendoti sudare,
distraendoti
con i suoi seni e i suoi sederi.
La primavera a Roma
potrebbe non finire mai:
flirta con l'inverno in discoteca
e poi si sbaciucchia con l'estate
sui prati di Villa Borghese.
E intanto ride, ride forte.
Ride di te e delle tue poesie.
La primavera a Roma
ti da appuntamenti vaghi
e senza troppe scuse
ti lascia solo
ad aspettarla in vano.
In primavera
Roma parla
tutte le lingue del pianeta,
Roma canta e balla
ma soprattutto:
recita.
In primavera
Roma è una gatta
randagia:
finge di piangere
mendicando il pane.
Non si immagina nemmeno
dove siano i suoi mici.
In primavera
Roma è una cagna
col collare
ma senza guinzaglio
e senza museruola.
E' un impiegato
con la sua cravatta
ma senza giacca alcuna.
In primavera
Roma indossa occhiali scuri
con cui nascondere i suoi occhi
azzurri, verdi, neri e rossi.
Rossi di lacrime mai piante.
Rossi di isterica allergia.
Rossi di rabbia e marijuana.
La primavera a Roma
è una poesia incompiuta
scritta di getto
su fogli piccoli e sbiaditi.
La primavera a Roma
molto presto
finirà.
mercoledì, marzo 25, 2009
UN VECCHIO APPUNTO SULLA MOLESKINE BLU Barbe lunghe, musi neri: la notte sui trasporti pubblici è fatta di bestemmie e lunghi sonni diversamente declinati da curiosi personaggi. Lingue sassoni, liquori poco digeriti. Donne troppo truccate e troppo poco donne. Cappellini buffi. Numero 1, ma probabilmente è uguale. Chissà se riuscirò a rileggere tutto questo. (in effetti delle parole erano quasi incomprensibili, ma alla fine ce l'ho fatta)
lunedì, marzo 16, 2009
ROMA IN BICICLETTA BIS
Scivolare giù per una strada buia e sconosciuta, che dove ti porta con quei suoi curvoni tanto bene non lo sai nemmeno. Poi d'improvviso il Cupolone illuminato da Dio stesso. Ridi. Apri le braccia come nella tua canzone, poi ti ricordi che quella strada è un senso unico a salire e pensi: ok, ne scriverò.
lunedì, marzo 09, 2009
SCENEGGIARE PER VIVERE
La vita dello sceneggiatore è costellata di punti di domanda, il più frequente dei quali è probabilmente: "Che giorno è oggi?". Il susseguirsi del dì e della notte, infatti, tende a perdere per lui qualsiasi significato, così come il tempo atmosferico e l'alternarsi delle stagioni. Allo sceneggiatore tipo importa molto di più conoscere il clima e la temperatura della prossima scena del proprio film, piuttosto che le condizioni "reali" che stanno appena oltre la tapparella semichiusa della sua modesta abitazione. Se vedete quindi un tizio pedalare per strada con un cappotto elegante, incurante non solo dell'incoerenza tra il gesto ed il vestiario, ma altresì della pioggia che gli si abbatte contro e che ritorna sul cappotto dopo aver fatto il giro completo della ruota posteriore ed essersi così riempita di terriccio, bene: abbiate pochi dubbi che si tratti proprio di uno sceneggiatore.
lunedì, marzo 02, 2009
IL MERCATO DI VIA DORIAHanno smantellato il mercato di via Doria.
Tra quelle baracche di lamiera ho camminato nottetempo per un anno, sognando di vivere un film horror. Mi dispiaceva solo non poter portare su pellicola gli odori. Adesso è un marciapiede, enorme e butterato: cemento e asfalto a scaglie, con varie recinzioni, che immagino scompariranno a breve.
Nel mezzo della via risplende un nuovo palazzone: vetri a specchio, forme ovaleggianti. Potrebbe essere Berlino. In uno degli ingressi ad altezza strada sta scritto bello in grande: "mercato". Immagino affitti costosissimi e regole igieniche severe. Immagino l'impossibilità per molti, che da generazioni strillavano alle casalinghe la bontà dei loro ortaggi, di continuare a vendere la frutta e la verdura, la carne e tutto il resto.
E però tutto sommato -devo ammettere- non è per loro che i miei occhi sono gonfi, ma per me: mentre dal finestrone enorme e sporco del mio bus osservo quello spazio improvvisamente spoglio, so che non potrò mai più percorrere la strada che il protagonista del mio film percorrerà. E mi conviene scriverlo un po' in fretta, questo film, prima che i ricordi e le sensazioni svaniscano con le ultime baracche e vengano inghiottiti dallo sterile ed asettico, modernissimo mercato incorporato nel nuovo sfavillante palazzone.
mercoledì, febbraio 25, 2009
SE LA VITA FOSSE UN FILM VORREI INDIETRO IL PREZZO DEL BIGLIETTO(Non per altro, ma la prooiezione è tutta fuori fuoco!)
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